E la crisi trasforma via Venti: i panini sfrattano le gioiellerie

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Coppa e Culatello da Sottoripa alle vetrine del centro. Cade l'ultimo tabù, e all'ora di pranzo tutti in coda sul marciapiede

da "La Repubblica, edizione di Genova" del 14 Ottobre 2009

Che la farina fosse venduta a prezzo d'oro era ormai chiaro. Ma che addirittura arrivasse a prenderne il posto ci credevano in pochi. Eppure Basta fare una passeggiata in via Venti per accorgersi che, dove prima c'erano due oreficerie, oggi ci sono "Dacci Oggi" e "Panino d'autore" : una panetteria e una paninoteca. Piccoli, essenziali e gustosi. E con la fila fuori. Se a questo aggiungiamo che prima d'ora (escluso il mercato orientale) la vendita al dettaglio di alimenti si era tenuta lontana dalla via principale di Genova, ecco che si materializza un'immagine forte della crisi. Con i beni di prima necessità che scalzano quelli di lusso. Al primo piano di Coin, inoltre, domani sarà inaugurato "QB - Quanto Basta - Cucina e Mercato", una sorta di punto ristoro dove sarà possibile acquistare dagli scaffali, proprio come in un supermercato, o consumare ai tavolini quanto esposto (e quindi prezzo di scaffale) o preparato. La clientela è varia: dagli impiegati, agli studenti liceali che hanno giusto il tempo di un panino di un pezzo di focaccia, passando naturalmente per i turisti e i passanti che, più che del capo di alta moda, hanno la comprensibile necessità di comprare il pane.

Quesi tre presidi possono considerarsi l'avanguardia di un fenomeno che senza dubbio prenderà sempre più piede in futuro. «In effetti mancava una panetteria in via Venti», ribadisce Andrea Carratù titolare dell'evangelico "DacciOggi" che dopo l'esperienza di un bar in via Maddalena ha deciso di sfornare pane e focaccia in via Venti insieme alla cognata.

La panetteria è stata inaugurata il 28 settembre scorso e a sentire Carratù «la risposta è stata positiva», anche se i vicini si sono già lamentati per le calde fragranze. Anche qualche metro più in su a "Panino d'autore", Stefano il titolare, spiega che le stanno andando bene «anche perchè puntiamo sulla qualità eprezzi contenuti». Con due euro e cinquanta, infatti, si può riflettere su una vasta scelta di panini farciti al momento. Stefano prima era socio di un'altra storica paninoteca genovese: "Gran Ristoro" a Sottoripa. Molte delle ricette, infatti, provengono da quell'esperienza e a queste si sono aggiunte scelte legate alla qualità. E' il caso dei vari presidi slow food presenti: dal culatello di Zibello, ai salumi di suino nero (mangiano solo ghiande come il pata negra spagnolo) casertano o dei monti Nebrodi (Messina), ai carciofini di Perinaldo. Stefano, inoltre, ha legato la scelta degli ingredienti anche alla solidarietà: «Visto quello che è successo qualche mese fa in Abruzzo mi sono sentito in dovere di dare una mano per come potevo». E così direttamente dalla terra martoriata dal terremoto sono arrivati vari prodotti sott'olio e uno squisito pecorino ricavato da pecore che ancora fanno transumanza.

Facendo un giro tra gli scaffali di "QB", infine, sembra di essere catapultati tra gli scaffali di una bottega degli anni Cinquanta-Sessanta: gli anni della ricostruzione e del boom economico (speriamo sia di buon auspicio), un periodo pieno di speranza e d'inventiva. Fa piacere ritrovare i vasetti con i fichi al nebbiolo o le pere al bracchetto. Le patatine chips sembrano essere uscite direttamente da un quadro di Andy Warhol e le birre belghe, fatte dai frati trappisti, si dividono lo spazio sullo scaffale con le acque minerali più ricercate e le gassose o i chinotti di una volta: quelli con la pallina sotto il tappo che una volta spinta mantiene gassata la bibita anche dopo varie ore dall'apertura.

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